Per chi desidera lavorare in proprio ma non possiede il diploma, la normativa italiana permette comunque di aprire la partita IVA senza particolari titoli di studio nella maggior parte dei casi. Non esiste infatti un requisito generale secondo cui sia obbligatorio aver conseguito il diploma per avviare un’attività autonoma: la vera discriminante è il tipo di attività che si intende svolgere. Alcune professioni specifiche potrebbero richiedere titoli o abilitazioni particolari, mentre per molte altre è sufficiente essere maggiorenni e residenti in Italia.
Requisiti di base per aprire la partita IVA
I parametri fondamentali richiesti per chiunque intenda aprire una partita IVA sono essenzialmente tre:
- Aver compiuto 18 anni (maggiorenne)
- Capacità di intendere e di volere
- Residenza in Italia
Questi criteri rappresentano il punto di partenza comune a qualsiasi forma di lavoro autonomo, d’impresa, arte o professione esercitata in proprio sul territorio nazionale. Non viene richiesto alcun diploma o titolo di scuola superiore nella normativa fiscale generale per la semplice apertura della partita IVA: la legge quindi consente questo passo anche a chi ha solo la licenza media, senza alcun limite relativo al titolo di studio per l’apertura standard della posizione fiscale personale.
Titolo di studio: quando serve realmente?
Il titolo di studio diventa rilevante solo in relazione al tipo di attività prescelta e alle eventuali normative di settore. In Italia le imprese e i lavoratori autonomi vengono identificati tramite il cosiddetto codice ATECO, che distingue i diversi settori economici. Proprio il codice ATECO permette di stabilire in modo preciso se per la specifica professione occorrano abilitazioni particolari, e in questi casi può essere previsto l’obbligo di un diploma, di una laurea o di una qualifica professionale.
Ecco alcune casistiche:
- Per professioni regolamentate (ad esempio: architetto, commercialista, medico, geometra, odontoiatra ecc.) la laurea e l’abilitazione all’albo sono obbligatorie.
- Alcune attività artigianali o tecniche (come idraulico, elettricista, estetista, parrucchiere, autotrasportatore) richiedono invece una qualifica professionale o il superamento di corsi riconosciuti dalla Camera di Commercio.
- Per attività di commercio o molte altre libere professioni non regolamentate (copywriter, web designer, consulente informatico, traduttore, grafico ecc.) non è richiesto alcun diploma.
Esistono quindi attività per cui il diploma resta un requisito imprescindibile, ma la maggioranza dei lavori autonomi, salvo restrizioni settoriali, può essere avviata liberamente.
Procedure per aprire la partita IVA senza diploma
Il procedimento pratico per l’apertura della partita IVA è piuttosto standardizzato. Chi ha i requisiti base può presentare una dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, compilando il modello AA9 se persona fisica (tipico per lavoratori autonomi e imprenditori individuali) oppure il modello AA7 per soggetti diversi dalla persona fisica (nel caso di società).
La trasmissione del modello può avvenire:
- Online sul portale dell’Agenzia delle Entrate, previa registrazione
- Tramite PEC (Posta Elettronica Certificata)
- Di persona agli uffici dell’Agenzia
- Per raccomandata con copia del documento d’identità
Nel modello AA9 il punto cruciale è la scelta corretta del codice ATECO, in base alla quale l’ufficio verifica eventuali requisiti aggiuntivi relativi a quell’attività.
Se si tratta di un’attività per cui non è richiesto alcun titolo di studio particolare, non vengono sollecitati diplomi, certificati o abilitazioni, né occorrono allegati specifici durante la procedura. In caso contrario, invece, la mancata presentazione del documento necessario comporta il diniego all’attivazione.
Le regole per lavorare in proprio: miti da sfatare e verità normative
Nei forum e nei social circolano spesso leggende metropolitane sui presunti ostacoli burocratici collegati all’apertura della partita IVA, in particolare riguardo al diploma. In realtà, la legislazione fiscale italiana è piuttosto permissiva, con l’intento di favorire lo spirito d’impresa e l’autoimpiego. Ecco alcuni fraintendimenti comuni e la loro spiegazione:
- “Serve sempre un diploma per essere titolare di partita IVA”: non è vero, a meno che non si entri in una professione regolamentata.
- “Non si può lavorare da autonomi senza aver concluso almeno le superiori”: falso, poiché nella maggioranza dei casi basta la maggiore età e la residenza.
- “Serve la presenza di un commercialista per aprire la partita IVA”: è facoltativa, poiché il procedimento può essere eseguito in autonomia.
Le uniche eccezioni riguardano le attività soggette alle regole di settore (ad esempio, per la somministrazione di alimenti e bevande, possono essere richiesti attestati HACCP o corsi specifici, mentre per i trasportatori occorrono licenze e certificazioni). Solo in questi casi può essere necessario aggiungere ai documenti base il diploma o un altro titolo idoneo.
Costi, tempi e alternative per avviare il lavoro autonomo
Dal punto di vista pratico, aprire la partita IVA è oggi una procedura gratuita a livello di presentazione della domanda presso l’Agenzia delle Entrate. Possono invece svilupparsi costi successivi per l’iscrizione ad albi, registri, Camera di Commercio o INPS, oltre alle eventuali spese di consulenza qualora si scelga di farsi assistere da un professionista.
Tutta la procedura può essere risolta in tempi rapidi: dopo aver inviato il modello e scelto il regime fiscale più adatto (forfettario o ordinario), l’Agenzia delle Entrate rilascia un numero di partita IVA con cui si è immediatamente operativi.
Per chi non possiede i requisiti settoriali è possibile far ricadere, se consentito dalla normativa, la posizione fiscale su una persona che abbia abilitazione (es: socio o collaboratore) oppure optare per attività libere da vincoli di qualifica. In ogni caso, le opportunità per lavorare in proprio esistono anche senza diploma, specie nei campi innovativi come il digitale o i servizi online, dove le barriere di accesso sono ridotte al minimo.
In conclusione, il diploma non è una condizione obbligatoria per lavorare in proprio e aprire la partita IVA: ciò che davvero conta sono la maggiore età, la capacità legale e la residenza in Italia. Solo alcune attività regolamentate richiedono titolo di studio, mentre per tutte le altre il percorso verso l’autonomia lavorativa resta aperto, libero dagli stereotipi e dalle barriere scolastiche. Questo consente anche a chi non ha completato un percorso di studi superiore di guardare con fiducia alle tante opportunità dell’autoimprenditorialità e del lavoro autonomo, valorizzando competenze ed esperienze pratiche.