Artrosi all’anca? Ecco le cure più efficaci per ridurre il dolore senza operazione

L’artrosi dell’anca, nota anche come coxartrosi, è una patologia degenerativa in cui si assiste a un’usura progressiva della cartilagine articolare, generando dolore, rigidità e progressiva perdita della funzionalità. Un aspetto temuto che spesso porta i pazienti a cercare soluzioni non chirurgiche per ridurre il dolore e conservare la qualità della vita.

Approcci conservativi: rallentare il dolore senza intervento

Il punto di partenza fondamentale è affidarsi a uno specialista ortopedico che possa confermare la diagnosi tramite esame clinico ed esami strumentali. Solo una corretta valutazione permette di adottare le strategie più efficaci e personalizzate.

Fra gli interventi conservativi, cioè non chirurgici, i più diffusi ed efficaci comprendono:

  • Esercizio terapeutico mirato e fisioterapia: la fisioterapia rappresenta lo strumento principale per il trattamento conservativo dell’artrosi dell’anca, soprattutto nelle fasi iniziali e intermedie. Include tecniche manuali di mobilizzazione articolare, esercizi di rinforzo dei muscoli glutei e degli arti inferiori, stretching specifico per ridurre la rigidità e esercizi posturali per ottimizzare la distribuzione dei carichi articolari. Queste terapie contribuiscono a mantenere la funzionalità articolare e rallentare la progressione dei sintomi, anche se non riescono a invertire il processo degenerativo già in atto.
  • Idrokinesiterapia: la riabilitazione in acqua sfrutta la diminuzione della forza di gravità, permettendo movimenti attivi senza sovraccarico. Questo ambiente consente di rinforzare i muscoli e migliorare la mobilità articolare con minore dolore e rischio di aggravamento. L’idrokinesiterapia è suggerita sia come prevenzione della progressione che per la riduzione del dolore, promuovendo la libertà di movimento quotidiano.

Farmaci e terapie infiltrative: strumenti a supporto

Quando il dolore si acutizza, il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e analgesici, generalmente per brevi periodi e solo nella fase acuta, prestando attenzione a eventuali controindicazioni o effetti indesiderati. Tuttavia, il ricorso prolungato agli antinfiammatori è sconsigliato, motivo per cui spesso si integra la terapia con altre soluzioni.

Le terapie infiltrative stanno acquisendo sempre più importanza:

  • Infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico: questa viscosupplementazione prevede l’iniezione di acido ialuronico direttamente nell’articolazione, spesso con guida ecografica per garantire la massima precisione. Le infiltrazioni riducono il dolore, migliorano la mobilità e possono rallentare la progressione del danno, ritardando il ricorso all’intervento chirurgico. Studi clinici indicano che anche solo due-tre infiltrazioni l’anno possono alleviare una parte consistente dei sintomi e migliorare il benessere personale.
  • Cortisonici: utilizzati con maggiore cautela, solo nei casi di dolore intenso e infiammazione marcata, e per periodi circoscritti. Il loro uso continuativo è da evitare per il rischio di effetti collaterali locali e sistemici.
  • Farmaci condroprotettori: composti come glucosamina e condroitina solfato vengono proposti per cercare di limitare la degenerazione cartilaginea. Sebbene l’efficacia sia oggetto di discussione, possono rappresentare un’opzione integrativa alla terapia riabilitativa, con minimi effetti collaterali.

Terapie fisiche e altre tecniche di supporto

Le terapie strumentali sono spesso impiegate a complemento degli altri trattamenti:

  • Tecarterapia: sfrutta correnti ad alta frequenza per promuovere il rilassamento muscolare, ridurre l’infiammazione e stimolare i processi rigenerativi dei tessuti. Viene frequentemente associata alla terapia manuale per massimizzare i benefici sul controllo del dolore e sulla mobilità dell’anca.
  • Laserterapia e onde d’urto: supportano la riduzione dell’infiammazione e lo stimolo riparativo dei tessuti. Il loro impiego deve essere valutato in base all’età, alla gravità del quadro clinico e all’eventuale presenza di controindicazioni.
  • TENS (stimolazione elettrica transcutanea): agisce temporaneamente sul sintomo doloroso, facilitando di conseguenza la partecipazione all’attività motoria e fisioterapica.

Importante sottolineare il ruolo attivo del paziente: il mantenimento di una buona mobilità e forza muscolare attraverso l’esercizio regolare, la gestione del peso corporeo e il rispetto dei suggerimenti posturali quotidiani costituiscono elementi determinanti per ridurre il dolore cronico e migliorare la qualità della vita.

Strategie quotidiane per vivere meglio con l’artrosi d’anca

L’approccio globale passa anche attraverso alcune misure pratiche nel quotidiano:

  • Mantenere una corretta postura per evitare sovraccarichi meccanici sull’anca.
  • Limitare attività ad alto impatto o che comportano torsioni eccessive (es. corsa su superfici dure), privilegiando invece bici, nuoto o camminata su terreni regolari.
  • Perdere peso in caso di sovrappeso o obesità: la diminuzione del carico articolare riduce la sintomatologia e rallenta la progressione della patologia.
  • Programmare sessioni regolari di stretching muscolare (soprattutto glutei, adduttori, flessori dell’anca) e di forza per stabilizzare l’articolazione.

Educazione e gestione a lungo termine

La cooperazione tra paziente e professionista è alla base della terapia conservativa. Un follow-up periodico permette di monitorare i progressi, adattare i programmi di riabilitazione e prevenire peggioramenti improvvisi. Fondamentale anche l’educazione al movimento protetto, all’ergonomia domestica e lavorativa, e alla prevenzione di cadute o microtraumi continui.

Infine, è bene ricordare che esercizio e fisioterapia sono le strategie non chirurgiche più efficaci per mantenere la funzionalità dell’anca e l’autonomia, sebbene non siano in grado di invertire o bloccare completamente la patologia. Tuttavia, con un mix di terapia individualizzata, tecniche innovative e sana disciplina personale, la maggior parte dei pazienti può prolungare nel tempo una buona qualità di vita senza dover ricorrere precocemente a un intervento chirurgico.

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